mercoledì 6 febbraio 2019

Pernigotti verso chiusura, marchio storico in mano straniera

Pernigotti. Basta il nome per aprire nella mente un intero mondo di cioccolato e ricordi. Un marchio storico, come ve ne sono tanti in Italia, e come altri ha subito, nel corso degli ultimi anni, un forte tracollo finanziario fino a giungere a quello stato di crisi irreversibile che porta alla chiusura definitiva o alla vendita oltreconfine.

Pernigotti, 150 anni di attività dal 1° giugno 1868 (più altri otto, dal 1860, prima della fondazione della società). Un secolo e mezzo di prodotti dolciari, tra cui il famoso Gianduia, che hanno portato Novi Ligure in tutto il mondo.
Specialità italiane che oggi parlano turco, dopo l'acquisizione della Toksoz, avvenuta nel 2013. Cinque anni dopo, nel novembre 2018, l'annuncio dei nuovi proprietari: chiusura dello stabilimento di Novi Ligure, tenendo il marchio.

Un triste declino, ma come è potuto accadere?

In Italia, i marchi storici che hanno resistito al tempo, alla crisi, alla globalizzazione, sono quelli che non sono mai stati svenduti, quelli rimasti in mano alla famiglia fondatrice, con la gestione passata di padre in figlio, per generazioni.
Tutte le volte che un'azienda di famiglia passa in mano ad altri gruppi esterni, o viene spartita tra vari azionisti, ecco che scompare la passione, e con essa, gli investimenti per migliorare, contrastare la concorrenza. Se non c'è passione, un legame "sentimentale" con il marchio, i "dividendi oggi appaiono meglio del successo domani".

E così è stato anche per il marchio piemontese.
Stefano Pernigotti aveva due figli, ai quali avrebbe ceduto la guida dell'azienda di famiglia. Purtroppo, nel 1980, gli eredi sono stati coinvolti in un incidente stradale in Uruguay; Paolo, di 17 anni, e Lorenzo, di 13, non ce l'hanno fatta. Così, Stefano, nel 1995 ha deciso di cedere l'attività alla famiglia Averna (altro gruppo storico italiano, fondato nel 1868, come la Pernigotti).
Tuttavia dopo 18 anni, giungendo alle ultime vicende, l'Averna ha ceduto a sua volta il marchio ai turchi.

Com'è la situazione oggi?
Nessuna buona notizia. Le contrattazioni tra sindacati, ministero del lavoro e la Toksoz, non hanno portato a granché. Il marchio rimane in mano turca e i lavoratori avranno un anno di cassa integrazione straordinaria, durante il quale si cercheranno soluzioni alternative per non lasciare i dipendenti a casa.
Intanto la Laica di Arona, nota per le sue praline e altri prodotti al cioccolato, ha manifestato il proprio interesse per continuare la produzione degli ovetti Pernigotti.

Quale sarebbe la soluzione migliore?
Spesso sentiamo di aziende che vengono chiuse dai rispettivi proprietari per svariati motivi, non sempre legati alla mancanza di domanda da parte del mercato. Fortunatamente, a volte, capita che i lavoratori decidano di creare una cooperativa, una società, unendo le proprie competenze, continuando con la produzione e la vendita. Ve ne sono diversi esempi in Italia; potrebbe essere una buona alternativa per a) non perdere il lavoro, b) preservare prodotti del nostro territorio, anche senza il nome del marchio: chissà che in futuro il nome Pernigotti possa tornare nel "Bel Paese".

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