Violenza sessuale e domestica, prima causa di morte. In Piemonte prevenzione e sostegno
Il nostro obiettivo è quello di definire una modalità assistenziale alle vittime di violenza domestica e sessuale che sia adeguata e omogenea su tutto il territorio regionale, intensificando anche la formazione degli operatori e il monitoraggio della realtà, con particolare attenzione ai fenomeni sommersi.
Eleonora Artesio, assessore alla tutela della salute e sanità, commenta così l’approvazione della Rete regionale per la prevenzione della violenza contro le donne e per il sostegno alle vittime, deliberata quest’oggi dalla Giunta.
 Punto di riferimento principale della rete sarà il Centro integrato ospedaliero per l’assistenza alle vittime di violenza domestica e sessuale. Costituito dall’integrazione del centro SVS-Bambi dell’Aso OIRM-Sant’Anna e dal Centro Demetra dell’Aso San Giovanni Battista-Molinette, entrambi di Torino, avrà il compito di prendere in carico, 24 ore su 24, le donne provenienti dagli ospedali della città e della prima cintura. I criteri e le modalità per il trasferimento dagli altri nosocomi saranno definiti con un successivo protocollo. Il Centro garantirà interventi di emergenza-urgenza, servizi ginecologici, psicologici, attività ambulatoriali anche in fase di follow-up e la formazione costante di tutti gli operatori coinvolti nell’attività.
Ogni azienda sanitaria dovrà, ora, individuare un referente, che avrà il compito di coordinare la costruzione della rete locale, sia all’interno dei pronto soccorso, sia sul territorio di competenza dell’Asr. A livello di ogni singolo presidio ospedaliero un medico e un’ostetrica -o un infermiere- applicheranno i protocolli regionali, adattandoli alla specificità della propria realtà e individuando il percorso più idoneo per ogni donna (dalla presa in carico diretta all’attivazione della rete psico-sociale).
Il coordinamento regionale della rete supporterà l’Assessorato alla tutela della salute e sanità nel monitoraggio delle attività svolte e nell’aggiornamento dei protocolli clinici e delle linee guida operative.
L’intero percorso di realizzazione della rete sarà svolto in stretta collaborazione con gli altri soggetti che lavorano per la prevenzione della violenza e il sostegno alle vittime, dai servizi sociali alle autorità giudiziarie, alla pubblica sicurezza alle associazioni di volontariato.
Per l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) la violenza è la prima causa di morte per le donne di età compresa fra i 15 e i 44 anni. Secondo l’indagine Istat del 2006, in Piemonte circa 33 donne su 100 hanno subito nel corso della vita violenza fisica o sessuale, a fronte del 31% delle donne italiane. Una recente ricerca svolta in collaborazione tra la Consulta delle Elette della Regione e l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte ha evidenziato come, nel periodo 2005-2007, a fronte di 19.656 denunce, l’88% sia stato determinato da minacce, ingiurie e lesione, il 12% da reati più violenti e l’1% da omicidi e tentati omicidi.
L’approvazione della rete -dichiara Artesio- è un tassello che si aggiunge a quelli già costruiti dalla Regione negli ultimi anni. Nel 2008 è stato approvato il “Piano regionale per la prevenzione della violenza contro le donne e per il sostegno alle vittime”, che rappresenta anche uno degli obiettivi del Piano socio sanitario 2007-2010. Nello stesso anno la Giunta ha deliberato la creazione di un fondo di solidarietà per il patrocinio legale alle donne vittime di violenza e maltrattamenti e, nel maggio del 2009, il Consiglio regionale ha approvato con legge l’istituzione dei centri antiviolenza con case rifugio. La rete sanitaria, quindi, integra il percorso fatto finora e caratterizza con più forza l’impegno e gli sforzi profusi grazie alla collaborazione tra le istituzioni pubbliche e il privato sociale.
(Fonte Regione Piemonte)
22 / 09 / 2009
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