Piemonte: 111mila imprese guidate da donne
14 / 01 / 2010 - Il Piemonte vanta oltre 111mila imprese guidate da donne (3mila in più rispetto a cinque anni fa) e 813mila occupate (60mila in più rispetto a cinque anni fa).
Nell’ultimo decennio, il tasso di occupazione femminile regionale è passato dal 48% del 1999 al 57% del 2008, riducendo il ritardo nei confronti della media europea a 2 punti percentuali.
È quanto emerso dall’indagine “Piccole imprese, grandi imprenditrici 2009”, presentata questa mattina da Regione Piemonte e Unioncamere Piemonte presso il Museo regionale di Scienze Naturali di Via Giolitti 36, a Torino.
Dopo il saluto di Giovanni Carlo Verri, Vice Presidente di Unioncamere Piemonte, l’Assessore al Welfare e al Lavoro della Regione Piemonte, Teresa Angela Migliasso, ha illustrato le politiche della Regione Piemonte a favore dell’imprenditoria femminile. Giuseppe Russo, economista e docente alla Fondazione Collegio delle Università Milanesi, e Filippo Chiesa, ricercatore Step Ricerche, hanno poi esposto i risultati della ricerca con testimonianze di alcune protagoniste degli ultimi programmi regionali. Adriano Maestri, Presidente Commissione Regionale Abi del Piemonte, ha poi parlato degli “Strumenti regionali a sostegno dell’imprenditoria femminile: il ruolo della banca”, mentre Ludovico Albert, Direttore Istruzione, Formazione professionale e Lavoro della Regione Piemonte, ha illustrato il “Fondo di garanzia per il microcredito”. Infine, Silvana Neri, Presidente Comitato Imprenditoria Femminile di Torino, ha spiegato l’attività dei Comitati per l’Impreditoria femminile.
La Regione Piemonte -ha sottolineato l’assessore regionale al Lavoro e Welfare, Teresa Angela Migliasso- ha sempre sostenuto e guardato con particolare attenzione le imprese guidate dalle donne, ben sapendo che rappresentano una importante risorsa per l’economia piemontese. Per rispondere in modo sempre più appropriato alle esigenze dell’imprenditoria femminile e favorirne la creazione e lo sviluppo, la Regione ha messo in campo, in questi anni, specifici strumenti e particolari agevolazioni: voglio in particolare ricordare il protocollo d’intesa con la Commissione regionale ABI per garantire e facilitare l’accesso al credito delle imprese femminili; la creazione di nuovi servizi di assistenza e consulenza e il miglioramento di quelli esistenti. Con le nuove Misure a favore dell’autoimpiego e della creazione d’impresa, recentemente approvate dalla Giunta regionale, abbiamo esteso la nostra attenzione anche al lavoro autonomo femminile, e, con il fondo di garanzia per il microcredito, istituito a dicembre, daremo l’opportunità a donne, giovani e stranieri senza risorse economiche e senza garanzia di realizzare il proprio progetto di autoimpiego.
Le Camere di commercio piemontesi sono da sempre attive nel campo della promozione della cultura imprenditoriale in rosa: da tempo, infatti, il sistema camerale ne ha intuito l’importanza, istituendo i Comitati provinciali per la promozione dell’imprenditoria femminile con l’obiettivo di realizzare specifiche attività di formazione e sostegno alle donne imprenditrici -commenta Ferruccio Dardanello, Presidente di Unioncamere Piemonte-. In un panorama frammentato come quello delle imprese femminili, il sistema camerale e la Regione Piemonte svolgono un imprescindibile ruolo di soggetti guida, il cui potenziale viene messo a disposizione delle imprenditrici per prepararle al meglio alle sfide del mercato. L’indagine presentata oggi, infatti, non solo ha confermato la forza produttiva dell’universo femminile, ma ne ha evidenziato la significativa crescita negli ultimi anni, a conferma di come le misure a sostegno delle imprenditrici piemontesi rappresentino una risposta concreta alle loro reali esigenze. Ora spetta proprio a loro fare un ulteriore salto di qualità, svecchiando le aziende e innovandole senza indugi.
Per misurare l’intensità e capire le tendenze della partecipazione femminile al lavoro, la Regione Piemonte ha promosso, tramite Unioncamere Piemonte, la terza edizione dell’osservatorio sull’imprenditoria femminile in Piemonte “Piccole imprese, grandi imprenditrici 2009”, in cui viene proposta un’analisi articolata che, prendendo le mosse dalle principali caratteristiche del mercato del lavoro femminile in ambito nazionale e internazionale, arriva a descrivere le imprenditrici piemontesi, le loro aziende e l’evoluzione di queste ultime nel tempo. Il volume si concentra poi sull’azione della Regione Piemonte a favore dell’imprenditorialità femminile e su un attento benchmark internazionale che vuole suggerire politiche per il raggiungimento dei prossimi traguardi.
Nell’ultimo decennio, il tasso di occupazione femminile regionale è passato dal 48% del 1999 al 57% del 2008, riducendo il ritardo nei confronti della media europea a 2 punti percentuali e avvicinandosi al 60%, indicato dalla Commissione europea nel 2000 come uno dei principali “Obiettivi di Lisbona”, necessari per rendere l’Europa l’economia più competitiva al mondo. Positivi anche gli ultimi dati relativi alle assunzioni (2009), che mostrano una parità fra le donne e gli uomini.
Il Piemonte è la quinta regione in Italia per numero di attività in “rosa”: le imprese femminili registrate sono in crescita del 2,9% rispetto al 2004, così come la loro incidenza sul totale delle imprese: passata dal 23,5% (del 2004) al 23,7% (del 2008).
Negli ultimi 4 anni Torino è la provincia che ha registrato il maggior tasso di crescita (+4%) seguita da Novara e Vercelli (+2% per entrambe).
L’imprenditoria femminile è un fenomeno relativamente giovane: in Piemonte (come in Italia) più di 4 imprese femminili su 5 sono nate a partire dagli anni Novanta.
Nonostante ciò è tangibile un fenomeno di strutturazione: negli ultimi 5 anni le società di capitale hanno raddoppiato la loro quota sul totale, crescendo dal 4% all’8% e le società di persone sono passate dal 24 al 28%. Al contempo si sono rafforzate in alcuni settori, come i servizi alle imprese (+8,2%), il turismo (+7,6%) e i servizi alle persone (+4,7%), affacciandosi su altri non tradizionali (il settore delle costruzioni registra un aumento delle imprese iscritte maggiore al 19%).
Le occupate di cittadinanza estera sono 64mila e pesano più dell’8% sul totale delle occupate piemontesi. Hanno un tasso di occupazione (55%) inferiore rispetto alle italiane (57%) per via di una minore facilità a trovare impiego. Sono infatti 10mila le straniere che nel 2008 cercavano lavoro nella nostra regione: una quota che vale il 18% delle disoccupate piemontesi e si traduce in un tasso specifico di disoccupazione pari al 13% (nel 2008 quello delle italiane era pari al 5,8%).
Si concentrano nel settore del lavoro domestico: il 43% di loro trova lavoro in questo comparto. Il secondo comparto per ordine di importanza è quello manifatturiero (che assorbe il 10% del totale delle occupate straniere).
Quasi la metà di loro (il 47%) ha un contratto di lavoro part-time (le italiane non vanno oltre il 30% del totale) e nonostante tassi di scolarizzazione molto simili ai nostri, sono spesso (nel 53% dei casi contro il 7,4% delle piemontesi) prive di qualsiasi qualifica professionale riconosciuta.
Le imprenditrici di origine straniera in Piemonte nel 2008 sono 12mila, cresciute di 3.800 unità rispetto al 2006. Valgono il 5,3% del totale dell’imprenditoria femminile in Piemonte e sono attive soprattutto nel settore dei trasporti, nel turismo e nei servizi alla persona. Il 60% delle imprenditrici con cittadinanza estera è presente in provincia di Torino, il 10% in provincia di Cuneo (seconda per numerosità).
Accanto a questi risultati positivi però non va dimenticato come le donne rimangano il 43% degli occupati totali (all’appello ne mancano 290mila per raggiungere la quota maschile) ed abbiano un tasso di occupazione di 16 punti percentuali inferiore a quello maschile.
Anche quando le donne fanno parte del mondo produttivo le loro scelte e i loro percorsi di carriera denunciano la persistenza di ostacoli maggiori rispetto agli uomini. Su 100 contratti di lavoro a tempo parziale in Piemonte, ben 81 sono stipulati da donne. Nonostante esse abbiano ormai superato gli uomini in numero assoluto e relativo dei titoli di studio post diploma (nel 2008 in Piemonte su 100 persone attive nel sistema produttivo in possesso di un titolo di studio post-diploma, ben 52 erano donne) e siano il 62% dei funzionari totali, non riescono ancora a spendere queste competenze, accedendo a cariche dirigenziali e ottenendo i giusti riconoscimenti retributivi. In Piemonte solo un dirigente su quattro è di sesso femminile. In Italia a parità di capacità e ruolo ricoperto, le donne percepiscono un salario inferiore del 16% rispetto a quello dei colleghi maschi.
Il benchmark internazionale ha aperto alcune finestre sulle esperienze estere, suggerendo politiche per il raggiungimento dei prossimi traguardi. All’estero sono stati promossi programmi di mentoring non solo fra imprenditrici, ma anche per agevolare la mobilità all’interno delle aziende; incoraggiato le imprese nella realizzazione di strutture per l’infanzia (il caso dell’Irlanda).
Altri interventi hanno avuto natura sistemica, con la promulgazione di leggi governative ad hoc, per incentivare o normare una buona pratica. Un esempio sono i congedi parentali, che in diversi Paesi europei tendono a coinvolgere i padri, con le stesse modalità e tutele riservate alle madri, sulla strada della condivisione dei tempi di vita e di lavoro all’interno dei nuclei genitoriali.
Nell’ambito della rappresentanza delle donne nei circuiti politici e manageriali, dal 2007 la Spagna ha adottato con forza la strada alle “quote rosa” (ciascun genere deve essere rappresentato almeno per il 40 per cento nelle liste elettorali e nei consigli di amministrazione delle aziende). Infine la Svezia fornisce un buon esempio di come si possa concepire e realizzare un ventaglio di azioni complementari tese a contrastare e sciogliere quei nodi che ostacolano l’inizio e lo sviluppo di un’attività imprenditoriale femminile, coinvolgendo, solo negli ultimi anni, più di 12mila imprese guidate da donne.
(Fonte Unioncamere Piemonte)
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