Ritengo doveroso ricordare che la necessità di realizzare il deposito D2 presso l’impianto Eurex di Saluggia è emersa nel corso dello stato di emergenza proclamato dal Governo (anni 2003 - 2006), con l'intento di migliorare le condizioni di sicurezza dei rifiuti solidi attualmente stoccati nell’ Edificio 2300. Un impianto che, come precisato nel documento Sogin “Impianto CEMEX - Studio di impatto ambientale - e' stato realizzato negli anni ‘70 per soddisfare contingenti esigenze di protezione dei rifiuti e che presenta oggi carenze sia sotto l’aspetto della sicurezza nucleare che di quello della protezione fisica.
Si tratta di una necessità, confermata dalla Regione già nel 2005 quando, con una delibera di Giunta, si pronuncio' a favore di tutte le attività ed infrastrutture temporanee necessarie ad incrementare la sicurezza dei siti e dei rifiuti radioattivi piemontesi.
La Regione, oggi, conferma “l’urgenza di destinare i rifiuti solidi attualmente immagazzinati, “in modo precario”, nel deposito denominato “2300" del centro Eurex di Saluggia, ad una infrastruttura che abbia i requisiti di sicurezza richiesti dalla Autorità di Controllo. Considerate dunque le finalità, la natura temporanea dell'impianto, la cui autorizzazione a procedere arriva direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico e non dalla Regione, e vista la sua coerenza con la politica regionale volta a promuovere tutte le azioni finalizzate ad incrementare le condizioni di sicurezza dei siti nucleari, la Regione non ritiene ci sia la necessità di sentire il parere del nuovo Governo e della Commissione Europea prima di procedere alla realizzazione.
E' dunque nostra intenzione, continuare a sollecitare lo Stato affinché si arrivi nel più breve tempo possibile all'individuazione del sito nazionale di stoccaggio e, nel contempo, ridimensionare ogni tipo di azione e posizione che miri a rallentare l'adeguamento della sicurezza dei depositi. Un atteggiamento, questo, che oltre ad essere dubbio nella sua efficacia, è sicuramente non condivisibile, in quanto pone a rischio la sicurezza delle popolazioni interessate dalla presenza degli impianti, verso le quali si deve invece attuare ogni possibile sforzo per aumentare le condizioni di tutela.
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