Mostra 'Futurismi' fino al 26 aprile, ad Aosta  Era il 22 febbraio 1909 quando Filippo Tommaso Marinetti pubblicò il primo manifesto del “Futurismo” . E’ passato un secolo da quando le tesi letterarie di questo intellettuale, nato in Egitto, formatosi in Francia e arrivato in Italia agli inizi del secolo laureandosi in legge, deflagrarono, non solo nella letteratura, ma in modo trasversale tutte le arti umanistiche. Un centenario che quest’anno verrà ricordato con molte iniziative in Italia e all’estero ma che con la consueta tempistica che si deve riconoscere ai valdostani è già realtà con l’ottima mostra del titolo “ Futurismi” inaugurata alla fine dello scorso novembre presso il “Centro Saint-Benin “ in via Festaz 24 ad Aosta. Promossa dall’assessorato regionale alla cultura, l’esposizione delle 40 opere è curata da Claudio Rebeschini e il catalogo è edito dalla Skira Editore. Negli ampi locali del Centro si possono così osservare e gustare opere di alcuni massimi artisti del movimento futurista come Fillia, Trampolini, Dudreville, Crali. Sono opere che ci danno una panoramica completa e articolata del messaggio futurista.
"Noi vogliamo cantare l’amore del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità",
appare nella prima tesi del manifesto futurista di Martinetti e lo si può constatare nelle opere presenti, realizzate da artisti che hanno operato su tutto il territorio nazionale. Per il profano la sensazione è quella di stupore davanti alle opere e al loro messaggio
"Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità… Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita..."
Per chi invece già le conosce vi è la riconferma, nelle opere, dei messaggi complessi e criticabili di quel movimento
"Noi vogliamo glorificare la guerra- sola igiene del mondo- il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna...",
parole che furono una carta d’identità generazionale: come scriveva Marinetti, sempre sul suo manifesto,
"I più anziani fra noi hanno trent’anni: eppure noi abbiamo già sperperati tesori, mille tesori di forza, di amore, di audacia, d’astuzia e di rude volontà, li abbiamo gettati via impazientemente, in furia, senza contare, senza mai esitare, senza riposarci mai a perdifiato... Guardateci!... I nostri cuori non sentono alcuna stanchezza poiché sono nutriti di fuoco, di odio e di velocità!...".
Non fu un caso, quindi, che la maggioranza degli artisti che abbracciò il Futurismo un decennio più tardi aderì al fascismo che ne è stato tra i motori culturali più importanti. L’occhio e la mente nel visitare questa mostra vanno così preparati pensando e riflettendo che tra le prime volontà dei futuristi c’era anche di
"...distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria".
Buon per noi che con il tempo non è stato così e che anche le opere del futurismo si possono ancora osservare inquadrandole nell’esigenza di adeguare l’espressione artistica alle nuove dimensioni che assumeva agli inizi dello scorso secolo il mondo delle cose e degli uomini.
La mostra di Aosta rimarrà aperta fino al 26 aprile.
(Dario De Vecchis)
Futurismi
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Nell'immagine in alto: Catalogo bilingue, italiano - francese. Formato cm 21x 28. Pagine 96
Testi di E. Di Martino, F.Duranti, A.M. Ruta, C.Rebeschini, M. Viglino Prezzo: 25 euro
11 / 01 / 2009
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