Giovani nell'agricoltura: solo il 3 % ha meno di 35 anni e il 30 % supera i 65 21 / 05 / 2011 - Dopo anni ed anni di politiche per il ricambio generazionale in agricoltura -primi insediamenti, subentri, prepensionamenti, pacchetti e contentini vari- solo il 3% delle imprese agricole ha un titolare con meno di 35 anni mentre il 30 per cento supera i 65. E’ quanto ha affermato martedì scorso a Roma il delegato nazionale dei giovani della Coldiretti Vittorio Sangiorgio nel corso dell’Assemblea nazionale di Coldiretti Giovani Impresa alla presenza di duemila giovani agricoltori under 30 alla quale hanno preso parte anche i giovani scesi dalle due province di Novara e del Verbano Cusio Ossola.
Una giornata che ha evidenziato l’orgoglio per i nostri giovani di fare un’agricoltura moderna e protagonista della crescita del Paese -sottolinea il direttore della federazione Coldiretti Francesco Renzoni.
Un concetto più volte ribadito negli interventi del delegato nazionale Sangiorgio e del presidente nazionale di Coldiretti Sergio Marini innanzi ai giovani provenienti da tutto il Paese che hanno riempito la sala Sinopoli dell’auditorium al Parco della Musica di Roma.
Giovani che vogliono fare agricoltura e costruire innovazione ma si scontrano spesso con un sistema restio a comprendere le esigenze e le potenzialità della nuova generazione: i giovani -come ha sottolineato Sangiorgio- si trovano troppo spesso “le porte sbarrate, perché una società e una classe dirigente politica ed economica egoista e miope scelgono deliberatamente di occuparsi dei loro interessi di oggi, ipotecando il domani di una intera nazione. E’ per questo che proprio la generazione più “formata” della nostra storia nazionale è spesso costretta a valutare la fuga dall’Italia per ritagliarsi uno spazio o addirittura è accusata di essere troppo qualificata per le mansioni richieste. E quando fugge, lo fa soprattutto da quella parte d’Italia che è la più giovane e al tempo stesso la più bisognosa dell’energia dei giovani: il Mezzogiorno. Un bizzarro paradosso che provoca un danno enorme all’intero Paese”.
I numeri e le potenzialità che distinguono le giovani imprese agricole in Italia sono impressionanti: esse producono, infatti, il 40 per cento di reddito in media in più degli altri.
Ma sono in grado di avere questi risultati perché la loro “qualità” di impresa è elevatissima:
Noi giovani -ha concluso Sangiorgio- abbiamo una maggiore capacità di innovazione (nel prodotto, nei processi, nelle relazioni con il territorio, nello stile aziendale, nell’organizzazione del lavoro); abbiamo dimostrato più voglia di investire anche durante questo periodo di crisi, perché non ci sottraiamo al rischio se ciò significa nuove opportunità di presidio dei mercati. Inoltre abbiamo saputo cogliere a pieno le opportunità offerte dalla legge di orientamento, voluta da Coldiretti esattamente dieci anni fa. E, non da ultimo, siamo orientati al mercato, convinti che il nostro reddito dipenda molto più dalla capacità di interpretare al meglio le tendenze della domanda, piuttosto che dagli aiuti diretti della PAC. Insomma, queste imprese giovani incarnano a pieno un nuovo modello di sviluppo, che privilegia un’economia di qualità, sostenibile nel tempo e nei territori. Sono imprese che sanno adattarsi ai cambiamenti con flessibilità, unificare benessere e ricchezza,rinnovando anziché dissipando le risorse e qualificando l’immagine del nostro Paese.
(Fonte Coldiretti Novara Vco)
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