Cuneo, scuola - Lettera degli insegnanti precari
Gentile Direttore,
chiediamo uno spazio per far sentire la voce dei precari della scuola.
Scriviamo per rendere pubblico il nostro disagio e la nostra protesta.
Noi siamo, per larga parte, i professori e gli operatori della scuola dei vostri figli, ma siamo anche quelli che, abilitati e non, lo Stato ha sempre usato per “tappare i buchi” su malattie o supplenze brevi; quelli che sono serviti per anni per mandare avanti, nonostante tutto, la scuola; quelli che a luglio si presentano negli ex-Provveditorati per elemosinare quello che dovrebbe essere un diritto: il posto di lavoro.
Noi siamo quelli che scadono o che sono già scaduti.
Siamo i “non licenziati” che però vengono lasciati a casa, gli inutili, che però per anni sono stati sfruttati all’occorrenza, siamo gli invisibili, che però si recano quotidianamente nelle scuole per svolgere dignitosamente il loro lavoro.
Svolgiamo una professione in cui crediamo, anche se quest’ultima non ci permette di organizzarci la vita o progettare un futuro. Lo facciamo lo stesso, perché lavorare nella scuola è ciò che abbiamo scelto di fare “da grandi”.
Chiediamo la possibilità di poter continuare e di farlo seriamente.
Il binomio Tremonti-Gelmini ha voluto fare cassa tagliando le risorse e spacciandola per riforma. In realtà sono andati a colpire laddove si dovrebbe investire, sulla cultura e sull’istruzione, tagliando il tempo scuola, la qualità dell’intervento educativo, il sostegno ai disabili ed i laboratori.
Non è solo una questione di posti di lavoro che saltano, di anni di studio buttati, di aspettative disattese, è anche e soprattutto una questione di dignità.
Nostra e della scuola pubblica.
DiarioPrecario - Coordinamento precari Cuneo
15 / 03 / 2010
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