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Centrale Biomasse: rischi ambientali? Dibattito sul progetto del Roero

05 / 03 / 2010 - Si è tenuto, nella serata di venerdì 26 febbraio c.a. presso il salone parrocchiale di Canale, il secondo incontro informativo promosso dal Comitato Roero Consapevole per sensibilizzare la cittadinanza di Canale e del Roero sulle implicazioni derivanti dalla possibile realizzazione di una centrale a biomasse sul territorio canalese.

Sono intervenuti nella discussione in qualità di relatori

  • Gian Piero Godio (Responsabile Regionale di Legambiente per il settore Energia);
  • Lido Riba (Presidente dell’IPLA - Istituto per le Piante da Legno e Ambiente);
  • Aldo Rubbonello (INAIL Piemonte - Prevenzione nell’ambiente e Luoghi di Lavoro)
  • Ballesio (ex membro dell’ARPA).

Sono stati invitati alla serata l’Amministrazione Comunale di Canale e la ditta E.Vigolungo S.p.a., i quali non hanno partecipato per le ragioni di seguito esposte: la E. Vigolungo spa sta rielaborando l’intero progetto, mentre l’Amministrazione Comunale di Canale ha incaricato una commissione di tecnici che dovrà fornire una valutazione dei rischi ambientali connessi alla costruzione della centrale, quindi entrambi hanno scelto di non partecipare a discussioni pubbliche prima di avere la disponibilità di nuovi dati.

Dopo una breve presentazione del Comitato Roero Consapevole, ad opera del presidente Fabio Prete, in cui sono state riassunte le finalità del comitato stesso, che nasce da una libera associazione di cittadini, non ha connotazioni politiche e si propone la difesa del territorio e della salute pubblica, nell’interesse comune, la parola è passata ai relatori.

Intervento di Gian Piero Godio
In questo primo intervento è stata evidenziata la necessità di un’inversione di tendenza per quanto riguarda le modalità di produzione dell’energia. E’ infatti necessario abbandonare gradualmente i processi che prevedono la combustione (di qualsiasi natura essa sia) a favore delle fonti di energia veramente rinnovabili. L’utilizzo della combustione porta con sé problematiche legate ad un notevole impatto negativo sull’ambiente, oltre a all’inevitabile esaurimento delle fonti (l’esaurimento annunciato sta diventando sempre più concreto e ciò aumenterà sempre più la competitività a livello internazionale per il controllo delle risorse ancora disponibili).
Le due soluzioni ad una domanda di energia sempre crescente, che abbiano però caratteristiche di sostenibilità ambientale, sono rappresentate dalla ricerca dell’ efficienza e dallo sfruttamento dell’energia solare.
Efficienza significa massima attenzione ad evitare gli sprechi (es. coibentazione delle pareti delle abitazioni per trattenere il calore, utilizzo di lampade a basso consumo…).
Per quanto riguarda lo sfruttamento dell’energia solare, questo va incentivato soltanto se si tratta di solare “diretto” e non “indiretto”.
Nella prima delle due tipologie l’energia viene ottenuta direttamente dal sole attraverso i pannelli fotovoltaici, nella seconda tipologia si inserisce il discorso delle biomasse, che rappresentano un tipo di sfruttamento indiretto dell’energia solare (crescono per mezzo del sole e devono poi essere bruciate per restituire l’energia “immagazzinata”).
Il solare indiretto, ovvero lo sfruttamento delle biomasse, oltre a riportarci ai problemi relativi alla combustione, possiede un’efficienza nettamente inferiore del solare diretto (un metro quadrato coltivato a pioppi consente un risparmio di appena 0,4 litri di petrolio, mentre se sulla stessa superficie viene posizionato un pannello solare questo produce un risparmio pari a ben 26 litri!).
La coltivazione di pioppo a livello intensivo per la produzione di energia sottrae inoltre terreni alle coltivazioni per l’alimentazione umana.
Il relatore passa poi ad analizzare alcuni numeri relativi al progetto VigoEnergia. In particolare parla della possibilità di stabilire una relazione abbastanza precisa tra il quantitativo di compensato prodotto dall’azienda e la quantità di energia producibile utilizzando gli scarti di lavorazione del compensato stesso. In base a questa valutazione si può tranquillamente affermare il netto sovradimensionamento della centrale, nella misura di almeno sei volte rispetto allo scarto disponibile in loco ed invita a riflettere sulla logica di un’operazione di questo tipo, che renderebbe Canale il centro di raccolta degli scarti provenienti da altre zone.
Quanto ai risvolti economici possiamo dire di essere tutti “soci” di questa impresa, in quanto essa viene finanziata con denaro pubblico attraverso i cosiddetti “certificati verdi”, che consentono di vendere l’energia da essa prodotta ad un prezzo nettamente superiore a quello di mercato.
Infine per quanto riguarda la classificazione delle biomasse come fonti di energia rinnovabili, vi sono vari dubbi espressi dai più recenti studi, che ritengono inattendibile il loro presunto bilancio “neutro” per quanto riguarda la produzione di anidride carbonica (tanta ne produrrebbero bruciando quanta ne avrebbero consumata crescendo). Le nuove tendenze, in parziale revisione al protocollo di Kyoto, assegnerebbero dunque alle biomasse una percentuale di rinnovabilità non superiore al 70% (stante la necessità di spendere altra energia per trasportarle presso i luoghi in cui verrebbero bruciate).

Intervento di Lido Riba
Segue l’intervento di Lido Riba che sottolinea la grande importanza rappresentata dal potenziale sfruttamento delle risorse di legno presenti sul territorio regionale. Dati alla mano, le foreste piemontesi sono in grado di produrre circa 22 milioni di quintali di legno all’anno, ma soltanto 5 milioni vengono utilizzati, gli altri restano a marcire sul territorio.
Il problema risiede nel mercato e nella scarsa incentivazione di questa risorsa, è infatti conveniente acquistare legname dall’estero che costa non più di 5 euro al quintale, contro i circa 8 euro del legname piemontese. In virtù di queste distorsioni del mercato nei paesi emergenti vengono distrutti ettari di foreste secolari per produrre cippato, che poi viene esportato nei paesi più industrializzati come l’Italia, producendo enormi danni all’ambiente e rendendo insostenibile l’operazione anche a livello energetico (l’energia impiegata per il trasporto è talvolta superiore a quella prodotta dalla combustione di questo legname).
Questa situazione è favorita proprio dall’incentivazione delle centrali a biomasse sul modello di quella proposta a Canale , che rappresentano soltanto un grande business per gli imprenditori, allettati dagli elevati incentivi elargiti dallo stato per l’energia prodotta con queste fonti.
In realtà questo tipo di centrali utilizza una tecnologia ormai obsoleta, che consiste nella combustione “diretta” del legno, la quale non consente elevati rendimenti ed obbliga di conseguenza a costruire impianti di notevoli dimensioni. Se invece venisse utilizzata la tecnica più innovativa della gassificazione (ovvero il legno verrebbe trasformato in gas, scaldandolo ad elevate temperature in assenza di ossigeno) aumenterebbe nettamente il rendimento, consentendo la costruzione di centrali più piccole (nell’ordine di 1 MW elettrico) e si ridurrebbe notevolmente l’impatto ambientale, soprattutto per quanto riguarda l’immissione in ambiente delle polveri.
Proprio in virtù del maggior rendimento delle centrali a gassificazione (circa il 30%) rispetto a quelle tradizionali (18% al massimo) tornerebbe ad essere economicamente sostenibile l’utilizzo
di biomasse provenienti dal territorio piemontese, con notevole beneficio per tutta l’economia locale.
In conclusione la soluzione consisterebbe nell’applicazione della filiera corta (quella vera) che non dovrebbe essere un raggiro alla norma, prevista anche per l’approvazione del progetto in questione, che imporrebbe l’approvvigionamento delle biomasse nel raggio di 70 km dalla centrale.
Lido Riba conclude che è inaccettabile credere alle dichiarazioni della ditta sull’approvvigionamento di legame da filiera corta, in realtà si tratta di un palese falso, poiché si fa riferimento a commercianti che si trovano in zona, i quali però importano legname come spiegato in precedenza.

Intervento di Aldo Rubbonello
La parola passa ad Aldo Rubbonello, tecnico dell’INAIL, il quale inizia la relazione distinguendo il concetto di pericolo da quello di rischio.
Si definisce pericoloso ciò che è in grado di arrecare danno alla salute umana. Ciò che è pericoloso diventa rischioso quando si verifica l’esposizione dell’uomo al pericolo stesso.
In base a questo concetto un vulcano su un’isola deserta, pur pericoloso, non sarebbe rischioso, in quanto non vi sarebbe esposizione da parte di nessun uomo a questo pericolo. In seguito all’esposizione ad un rischio può verificarsi un danno.
Concludendo il rischio è matematicamente il prodotto tra la frequenza di accadimento del danno e l’entità del danno stesso.
Un mito da sfatare riguardo alla pericolosità di determinati agenti è rappresentato dalla concezione per la quale ciò che è “naturale” non sia pericoloso. Niente di più falso, poiché in natura esistono diverse sostanze pericolose per la salute umana. Pertanto, ricollegandoci al discorso biomasse, bruciare legno (elemento naturale) è sicuramente pericoloso. Diventa rischioso quando se ne brucia in grandi quantità, come nella centrale in progetto, pertanto si espone tutta la popolazione all’azione di tutte quelle sostanze che da numerosi studi risultano dannose per la salute.
Come è possibile ridurre questo rischio ? Il rischio si riduce riducendo l’esposizione. In questo caso va ridotta l’esposizione ai fumi della centrale. Questo è possibile riducendo la quantità di sostanze inquinanti presenti nei fumi stessi, mediante filtraggio. Tuttavia gli studi dimostrerebbero che talune sostanze ritenute cancerogene per l’uomo esplicherebbero la loro azione indipendentemente dalla frequenza di esposizione alle stesse. In ogni caso i tipi di filtri adottati nella centrale in costruzione non sono in grado di trattenere le polveri più sottili, le cosiddette nanoparticelle, che penetrano in profondità nei nostri polmoni e possono entrare in circolazione andando a colpire qualsiasi organo del nostro corpo.
Dobbiamo fare un passo avanti nella definizione del concetto di salute, che non coincide più con il non manifestarsi della malattia e nemmeno con il benessere psicofisico dell’individuo, ma più ampiamente la salute è classificabile come l’assenza dei fattori di rischio. Il rischio può essere ridotto facendo prevenzione primaria (da parte dei tecnici, che riducono i fattori di rischio) e secondaria (da parte dei medici, che possono ridurre i tempi della diagnosi e migliorare l’assistenza sanitaria).
Concludendo Rubbonello sottolinea come un rischio possa anche essere accettato, se i benefici (ad esempio economici) che si traggono fanno dimenticare il rischio stesso.
Rimane tuttavia da chiedersi se abbia un senso “vendere” la salute, quando è noto che la salute non ha prezzo.

Intervento di Franco Ballesio
Segue l’intervento di Franco Ballesio, ex membro dell’ ARPA e tecnico esperto in tecnologie adottate per questo tipo di centrali. Egli sottolinea come l’impianto della VigoEnergia nasca con il preciso intento di produrre energia elettrica, il calore sarebbe soltanto un “sottoprodotto”.
Nella centrale verrebbe utilizzata una classica caldaia “a griglia” da 29 MW termici asservita ad una turbina a vapore da 6,4 MW elettrici. Vi sarebbe anche una caldaia di “back-up” a metano, che potrebbe essere utilizzata in caso di spegnimento temporaneo o di malfunzionamento di quella principale.
Il relatore prosegue poi con un breve riassunto delle caratteristiche relative ai due progetti finora presentati dalla VigoEnergia alla due precedenti conferenze dei servizi tenutesi a Cuneo, progetti che non hanno ottenuto l’approvazione.
La prima proposta prevedeva un rendimento di appena il 27,1% (energia utilizzata unicamente per produrre elettricità e non calore), è stato osservato un netto sovradimensionamento dell’impianto ed una scarsa efficienza con un indice di risparmio energetico addirittura negativo (richiesto almeno il 10% per questo tipo di impianti).
La seconda proposta portava il rendimento complessivo al 44% (utilizzo della combustione anche per produrre calore per il teleriscaldamento). L’indice di risparmio energetico è solo leggermente positivo (ben inferiore al 10% raccomandato). Il sovradimensionamento già precedentemente contestato viene giustificato con una previsione di crescita della ditta Vigolungo spa del 435% (!!!).
Per quanto riguarda le emissioni in atmosfera dei fumi esse avverranno per mezzo di due camini alti 30 m (attivi soltanto alternativamente), con una temperatura dei fumi variabile tra 70°C e 140°C, con 8181 ore annue di funzionamento previsto ed una portata pari a 75.000 Nmc/H.
L’abbattimento delle sostanze inquinanti avverrà per mezzo di aggiunta di urea (per gli NOx), con trattamento al bicarbonato di sodio (per acido cloridrico e zolfo) e con cicloni e filtri a maniche per i PM 10. Tuttavia questi sistemi non costituiscono quanto di più efficiente è disponibile sul mercato.
Sarebbe infatti auspicabile l’utilizzo di catalizzatori o di elettrofiltri, che però hanno costi molto elevati e per questo motivo sono stati scartati dal proponente in fase di progetto.
Tra gli inquinanti contenuti nei fumi che produrrà l’ipotetica centrale vi sono composti del cloro, metalli pesanti (che sono presenti, anche se in percentuali minime, nel legno di pioppo).
Vi sarà inoltre una notevole produzione di SOx ed NOx (questi ultimi sono tra l’altro precursori del PM 10, ovvero possono innescare nell’aria delle reazioni chimiche che portano successivamente alla formazione delle particelle sottili).
Secondo le stime del proponente per gli ossidi di zolfo e di azoto sopra citati potrebbero esserci dei superamenti dei limiti imposti, soprattutto nelle ore notturne, quando i movimenti dell’aria sono più limitati (durante la cosiddetta “calma di vento”).
Nelle simulazioni della VigoEnergia riguardanti le emissioni mancano gli studi sulle concentrazioni di cloro e metalli pesanti.
Infine non sono stati compiuti studi approfonditi riguardanti lo sfruttamento delle falde acquifere per il raffreddamento delle turbine. Andrebbero analizzate attentamente le conseguenze di prelievi dell’ordine di 45 mc/ora, scarico in fognatura di 25 mc/ora (quest’ultimo dato pari allo scarico prodotto da 3000 abitanti) e immissione in atmosfera di grandi quantità di vapore che potrebbero portare all’alterazione del microclima.
In conclusione il progetto appare nettamente sovradimensionato per le esigenze del proponente e per lo sfruttamento eccessivo del territorio, con un bilancio di impatto ambientale fortemente negativo.

Conclusioni
Al termine dell'intervento del dott. Ballesio è stato concesso uno spazio al Presidente della Coldiretti, il sig. Parola, che ha brevemente illustrato il proprio dissenso ai progetti che, come quello proposto, sono incompatibili con il territorio e non rappresentano la corretta modalità di sfruttamento delle risorse rinnovabili.
Nel residuo tempo a disposizione i relatori hanno risposto ad alcune domande emerse tra il pubblico, il quale aveva la possibilità di scrivere i propri quesiti su appositi moduli, che venivano consegnati tramite alcuni membri del comitato al moderatore.
L'incontro si è concluso con l'intervento del moderatore Roberto Cavallo che ha ringraziato il Comitato Roero Consapevole e tutta la popolazione intervenuta, sottolineando la grande determinazione di tutti nel difendere questo splendido territorio che ci appartiene.

PROSSIMO INCONTRO INFORMATIVO, ORGANIZZATO DAL COMITATO ROERO CONSAPEVOLE, SI TERRA’ A VEZZA D’ALBA IN DATA 11 MARZO 2010, PRESSO IL SALONE MANIFESTAZIONI, ALLE ORE 21.00.

RELATORI CONFERMATI PER LA SERATA: MICHELE FINO (DOCENTE PRESSO LA FACOLTÀ DI AGRARIA DI TORINO), GIACOMO OLIVERO (AGRONOMO)

Luca Anibaldi e Marco Cardinale





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